Un approccio neurobiologico alle sensazioni estetiche musicali

Alice Mado Proverbio
in NODES 17-18 →
La musica è un potente mezzo di comunicazione. A volte il compositore ha l’intenzione precisa di esprimere una data emozione, nella speranza che questa venga colta dagli ascoltatori (ad esempio in un Requiem). Altre volte al compositore non importa se gli ascoltatori percepiranno la musica per come è stata concepita o, addirittura, crede che l’autore sia estraneo alla definizione del significato musicale (ad esempio gli Strutturalisti). In ogni caso, i neuroscienziati hanno dimostrato che ascoltare diversi tipi di musica tonale e atonale può modulare in maniera differente l’umore psicologico e le risposte fisiologiche associate alle emozioni indotte. Qui descriviamo alcuni studi neuroscientifici effettuati su compositori, musicisti e ascoltatori naïve, realizzati con tecniche comportamentali e di neuroimaging, per capire se, oltre al gusto personale, alla cultura e all’esperienza musicale, si possano identificare nell’architettura di un brano alcune proprietà armoniche o melodiche intrinseche in grado di interagire con le strutture neurobiologiche innate del cervello in modo predittivo e piuttosto universale.