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Alessandro Comandini e Ottavio De Clemente
in NODES 26 →
2025
A partire dagli anni Duemila si è assistito ad un incremento significativo delle attività di ricerca sulle potenzialità terapeutiche dell’arte, ricerche egregiamente riassunte in un corposo report della WHO. I progressi nelle neuroscienze stanno fornendo sempre maggiori evidenze sul ruolo che la fruizione consapevole dell’arte e le pratiche creative (i.e. Mindfulness Based Art Therapy, MBAT), possono svolgere nella prevenzione e controllo sintomatologico delle problematiche neuropsichiatriche, anche nei pazienti oncologici. La neuroestetica, come disciplina a cavallo tra sapere scientifico ed umanistico, può rappresentare un approccio innovativo, evidence-based, integrato e personalizzato per i pazienti oncologici. Alla luce dei dati ad oggi disponibili, la fruizione consapevole dell’arte è stata integrata nei percorsi terapeutici riconosciuti dal sistema sanitario di diversi Paesi. I disturbi neuropsichiatrici sono relativamente frequenti nelle pazienti e nei pazienti oncologici, sia durante il percorso terapeutico, che nella fase di follow-up. La “cronicizzazione” della malattia neoplastica, a cui si sta assistendo con l’avvento delle terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia, ha reso queste comorbidità particolarmente insidiose, per l’impatto che hanno sulla aderenza alla terapia e sulla qualità della vita. Molti dei sintomi neuropsichiatrici riscontrati nel Long COVID (i.e. ansia, depressione, insonnia, astenia e disturbi cognitivi), sono simili a quelli osservati nei pazienti oncologici lungo sopravviventi. Patologie che, seppur diverse, risultano accomunate dal riscontro di infiammazione di basso grado a livello del sistema nervoso centrale (i.e. neuroinfiammazione). Questo lavoro si focalizza sulle evidenze scientifiche che supportano l’adozione delle pratiche MBAT come terapia integrata, sostenibile ed efficace nelle sindromi neuropsichiatriche associate a neuroinfiammazione.